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Visualizzazione dei post da giugno, 2026

Il peso delle aspettative: cibo e ansia da prestazione fisica.

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Ti sei mai ritrovato a guardare l'orologio mentre ti alleni? Ti alleni con l'ossessione delle calorie o pianifichi i pasti al grammo  per poi cedere dopo una giornata pesante? Quando la cura del corpo diventa un dovere e si incrocia con lo stress quotidiano, il cibo si trasforma nel nostro primo rifugio. l'ansia di dover apparire in un certo modo attiva il cortisolo (l'ormone dello stress) che invia un messaggio chiaro al cervello: cerca comfort nei carboidrati e nello zucchero. Tu lo mangi e poi subentra il senso di colpa. La Mindfulness Eating insegna a riconoscere la fame emotiva, smettere di dividere i cibi in buoni e cattivi, ad ascoltare il corpo non l'orologio o il conto delle calorie. Domande come: "Ho fame nello stomaco o sto cercando di mandare giù l'ansia/la rabbia/la frustrazione?", aiuta a riconoscere l'emozione dietro la fame e togliere potere al pilota automatico. "Un cioccolatino manderà all'aria il mio esercizio fisico?...

Non è colpa del gelato: quello che lo stress ci fa mangiare senza che ce ne accorgiamo.

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Torna l'estate e con lei il solito tormentone: "Gelato sì, gelato no?" C'è un momento in cui il gelato - o il pane, o la pizza, il cioccolato...- diventa il colpevole perfetto.  E' più facile puntare il dito contro un gusto alla nocciola piuttosto che contro la stanchezza che ci portiamo addosso da giorni.  La verità è che il cibo non ha mai avuto il potere di farci male da solo (intolleranze o allergie escluse!). Siamo noi che, quando siamo sotto pressione, gli chiediamo un compito che non gli spetta: calmarci, distrarci, tenerci insieme. Lo stress ha una capacità silenziosa: quella di entrare nei nostri gesti quotidiani senza chiedere il permesso.  Uno dei primi luoghi in cui si manifesta è la pancia: sentiamo fame, ma, se è lo stress a comandare, spesso il corpo non ha bisogno di nutrimento. E tu non te ne accorgi. Apri il frigo "solo per un attimo", scegliendo sempre le stesse cose: il dolce per addolcire, il salato per scaricare, il croccante per sf...

Il dopo che nessuno racconta

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  Parlare di ciò che accade dopo un aborto spontaneo è ancora difficile. Si pensa subito alla “prossima volta”, alla gravidanza arcobaleno come soluzione naturale. Ma la realtà è più complessa, più umana, più varia. Dopo una perdita si attraversano fasi diverse: il bisogno di riprendersi ciò che si è perso, la paura di riprovarci, la possibilità di considerare altre strade. Ogni fase è legittima. Ogni fase merita spazio. E c’è un punto che va detto con chiarezza: una donna è completa anche senza figli. Non siamo definite dai ruoli sociali che ricopriamo, né dalla nostra storia riproduttiva. Siamo molto di più. Raccontare questa pluralità non toglie valore alla maternità. La libera. Se questo tema ti parla, puoi chiedermi un approfondimento su gravidanza arcobaleno , lutto perinatale o percorsi alternativi alla genitorialità .  CHIAMA ORA