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Il peso delle aspettative: cibo e ansia da prestazione fisica.

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Ti sei mai ritrovato a guardare l'orologio mentre ti alleni? Ti alleni con l'ossessione delle calorie o pianifichi i pasti al grammo  per poi cedere dopo una giornata pesante? Quando la cura del corpo diventa un dovere e si incrocia con lo stress quotidiano, il cibo si trasforma nel nostro primo rifugio. l'ansia di dover apparire in un certo modo attiva il cortisolo (l'ormone dello stress) che invia un messaggio chiaro al cervello: cerca comfort nei carboidrati e nello zucchero. Tu lo mangi e poi subentra il senso di colpa. La Mindfulness Eating insegna a riconoscere la fame emotiva, smettere di dividere i cibi in buoni e cattivi, ad ascoltare il corpo non l'orologio o il conto delle calorie. Domande come: "Ho fame nello stomaco o sto cercando di mandare giù l'ansia/la rabbia/la frustrazione?", aiuta a riconoscere l'emozione dietro la fame e togliere potere al pilota automatico. "Un cioccolatino manderà all'aria il mio esercizio fisico?...

Non è colpa del gelato: quello che lo stress ci fa mangiare senza che ce ne accorgiamo.

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Torna l'estate e con lei il solito tormentone: "Gelato sì, gelato no?" C'è un momento in cui il gelato - o il pane, o la pizza, il cioccolato...- diventa il colpevole perfetto.  E' più facile puntare il dito contro un gusto alla nocciola piuttosto che contro la stanchezza che ci portiamo addosso da giorni.  La verità è che il cibo non ha mai avuto il potere di farci male da solo (intolleranze o allergie escluse!). Siamo noi che, quando siamo sotto pressione, gli chiediamo un compito che non gli spetta: calmarci, distrarci, tenerci insieme. Lo stress ha una capacità silenziosa: quella di entrare nei nostri gesti quotidiani senza chiedere il permesso.  Uno dei primi luoghi in cui si manifesta è la pancia: sentiamo fame, ma, se è lo stress a comandare, spesso il corpo non ha bisogno di nutrimento. E tu non te ne accorgi. Apri il frigo "solo per un attimo", scegliendo sempre le stesse cose: il dolce per addolcire, il salato per scaricare, il croccante per sf...

Il dopo che nessuno racconta

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  Parlare di ciò che accade dopo un aborto spontaneo è ancora difficile. Si pensa subito alla “prossima volta”, alla gravidanza arcobaleno come soluzione naturale. Ma la realtà è più complessa, più umana, più varia. Dopo una perdita si attraversano fasi diverse: il bisogno di riprendersi ciò che si è perso, la paura di riprovarci, la possibilità di considerare altre strade. Ogni fase è legittima. Ogni fase merita spazio. E c’è un punto che va detto con chiarezza: una donna è completa anche senza figli. Non siamo definite dai ruoli sociali che ricopriamo, né dalla nostra storia riproduttiva. Siamo molto di più. Raccontare questa pluralità non toglie valore alla maternità. La libera. Se questo tema ti parla, puoi chiedermi un approfondimento su gravidanza arcobaleno , lutto perinatale o percorsi alternativi alla genitorialità .  CHIAMA ORA

Nervo Vago e Mindfulness: La Scienza della Calma a portata di respiro.

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Nel caos della vita quotidiana, ti sei mai chiesto o chiesta come faccia il nostro corpo a passare da uno stato di massima allerta a uno di profonda quiete? (Ti sei dimenticato come ci si sente in uno stato di profonda quiete?) La risposta risiede in gran parte in una super- strada biologica: il nervo vago. E la buona notizia è che abbiamo un telecomando naturale per attivarlo: la Mindfulness. IL DIRETTORE D'ORCHESTRA DEL RILASSAMENTO: il nervo vago è il componente principale del nostro sistema nervoso parasimpatico, quello deputato al riposo, alla digestione e alla rigenerazione.  Parte dal tronco encefalico e si dirama verso il basso, toccando cuore, stomaco, polmoni e organi addominali. Quando il nervo vago è attivo e ha un ottimo tono vagale, invia un segnale chiaro al corpo:  SEI AL SICURO. Il battito cardiaco rallenta, la pressione sanguigna si stabilizza e l'infiammazione diminuisce. COME LA MINDFULNESS ACCENDE IL NERVO VAGO? La Mindfulness, che non è una pratica astrat...

"Stronger Together": settimana europea del benessere mentale

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La settimana europea della salute mentale vuole sottolineare che il benessere psicologico non dovrebbe essere solo un fatto privato, ma una responsabilità collettiva. La salute mentale non riguarda solo quello che succede dentro di noi, ma anche cosa succede tra di noi ed è questo "tra di noi" che spesso segna la linea di confine tra restare e crollare: una parola che scegliamo, un'opinione che rispettiamo, un confine che non oltrepassiamo può fare una grande differenza. Non sempre servono grandi iniziative, spesso sono importanti le piccole scelte quotidiane. "Stronger Together: Prioritise Mental Health in a Changing Europe": intende portare il benessere psicologico sul piano sociale, ricordando che la salute è anche resilienza sociale. Dalle Istituzioni ai singoli cittadini, ognuno dovrebbe sentire e accogliere la chiamata. E non per essere perfetti o apparire altruisti, ma per co-costruire una rete autentica, in cui ciascuno di noi si può riconoscere ed esser...

Emozioni e Invecchiamento: cosa dice la scienza?

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Spesso pensiamo che invecchiare bene sia solo una questione di buona genetica e, magari, una buona crema antirughe, ed è vero, ma la scienza moderna sta scoprendo come anche la nostra mente rivesta un ruolo importante nella comparsa delle rughe.  Le ricerche scientifiche (molte delle quali fanno riferimento agli studi della Luther College dell'Iowa e dell'Università della California) studiano come i pesi invisibili, che molti di noi scelgono di portare sulle proprie spalle, siano gli acceleratori dell'invecchiamento.  Col passare del tempo iniziamo ad accumulare delusioni, ingiustizie, rancori verso chi non ci ha capiti o ci ha ferito. E questo peso emotivo danneggia il nostro corpo, in quanto la scienza ha fatto una scoperta interessante: se chiudiamo gli occhi e ripensiamo con rabbia e rancore a un torto subito 5 anni fa, il corpo reagisce a questo stimolo. Il battito cardiaco accelera,  i muscoli si contraggono, il cervello rilascia un messaggio di allarme, che inonda ...

Fermarsi per capire: la crescita richiede pause.

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L'argomento di oggi prende spunto dal lungo periodo di pausa, che mi son presa dalla pubblicazione degli articoli qui sul mio blog.  Concedersi del tempo per fermarsi, pensare come procede e organizzare il proprio tempo, è importante: siamo umani, non siamo macchine.  In un periodo storico che ci vorrebbe mettere in competizione con l'IA (in perenne aggiornamento), pare quasi che non  ci si possa fermare.  Oggi sembra che rallentare, allentare i ritmi o fermarsi per fare chiarezza e recuperare energie sia un lusso o un'eresia. Per me è essere umani! Io non mi sono fermata: il mio lavoro in studio è proseguito (sono anche arrivate nuovi pazienti), ho proseguito progetti e collaborazioni del 2025 (i webinar per i soci APeD), sto valutando nuove idee e nuovi progetti; non sono stata ferma del tutto, semplicemente mi sono resa conto che in questo inizio anni non avevo energie per tutto.  Anche la natura ci ricorda che durante l'inverno si mette a maggese, si va in...