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Se ti senti smarrito, questo articolo è per te.

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  Ci sono periodi in cui la vita smette di essere leggibile e, anche se  non succede necessariamente qualcosa di grave, semplicemente quello che prima sembrava abbastanza chiaro comincia a sfocarsi. Non sappiamo bene dove stiamo andando, se la scelta che abbiamo fatto è quella giusta, se quello che stiamo costruendo reggerà, se il lavoro, i legami, perfino certe versioni di noi avranno davvero un futuro. E questa condizione oggi sembra quasi normale, perché viviamo in un tempo che cambia continuamente forma  e ci chiede di adattarci, mentre siamo ancora impegnati a capire dove siamo. Guardandomi intorno, vedo che l’incertezza del futuro non riguarda solo il domani, riguarda il modo in cui il presente si è riempito di instabilità: facciamo progetti, ma con una parte di noi che resta sempre pronta a ritirarli e ci immaginiamo avanti, ma con il freno tirato. E allora succede una cosa strana: non soffriamo solo per ciò che accade, ma anche per ciò che potrebbe accadere, ci st...

Questo non funziona!

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Negli ultimi trent'anni la ricerca scientifica ha spazzato via ogni dubbio: la meditazione e le pratiche di consapevolezza producono benefici concreti e misurabili sia sul corpo che sulla mente .  Dalle neuroscienze alla psicologia clinica, i dati parlano chiaro: - A livello cerebrale: aumenta lo spessore della corteccia prefrontale (legata all'attenzione e all'autoregolazione) e riduce l'attività dell'amigdala (il centro della paura e dello stress).  - A livello fisico : riduce i livelli di infiammazione e la pressione arteriosa, migliorando la risposta del sistema immunitario.  Di fronte a tali evidenze scientifiche  non dovremmo avere dubbi o resistenze, eppure lo scetticismo è palpabile e spesso sento dire "Questo non serve a nulla! Non funziona". La Differenza tra Beneficio e Sforzo: la risposta sta nel comprendere un paradosso fondamentale delle mente umana: la distinzione tra l'effetto della pratica e l'atteggiamento con cui ci approcciamo...

Settembre: quel mese in cui i social decidono che dobbiamo redimerci.

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  Fino a una settimana prima c’erano aperitivi, cene lunghe, granite, gelati in spiaggia, orari più morbidi, giornate lente, poi cambia l’aria, il mese e contemporaneamente cambia il linguaggio, la narrazione che ci circonda.  Ecco che cominciano a comparire parole come detox, reset, disciplina, routine (la mia preferita) ripartenza e con loro tornano i consigli per rimettersi in forma, per sgonfiarsi, per rimediare, come se l’estate non fosse stata una stagione da vivere, ma una parentesi, che porta poi a un senso di colpa da correggere. E questa cosa mi colpisce ogni anno, perché dietro questi messaggi, apparentemente innocui, si nasconde spesso un tono più severo: hai esagerato, adesso rimettiti a posto. Io sono una psicologa e sento in me il desiderio di fermarmi a guardare quei fenomeni che sembrano normali e che fanno parte del linguaggio comune, ma che raccontano qualcosa di molto profondo su di noi. E allora le domande di oggi  sono queste: perché ogni v...

Diciamo troppi "Sì": la trappola del pilota automatico e come liberarsene

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Quante volte avresti voluto dire "No" e senza troppe spiegazioni e, invece, hai detto "Sì"?  Imparare a dire di no non è un atto egoistico, ma la forma più alta di rispetto verso noi stessi.  Molti dei nostri "Sì" nascono dal pilota automatico: rispondiamo di impulso alle richieste degli altri, mossi dal timore di delude, dal bisogno di approvazione o, semplicemente, dalla frenesia del momento. E tutto ciò è profondamente umano. Quando diciamo "sì" a qualcosa senza riflettere, stiamo inconsciamente dicendo "no" al nostro tempo, alla nostra energia e alla nostra pace interiore. Inoltre non teniamo conto del fatto che un "sì" forzato genera risentimento, accumula stress e ci allontana dal momento presente. Portare Consapevolezza al momento della scelta. Un aiuto arriva dalla Mindfulness, che ci aiuta a coltivare uno spazio di risposta tra lo stimolo (la richiesta che ti viene fatta) e la risposta (ciò che scegli di fare). In bre...

Il mito che ci fa sentire sbagliati.

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  Capita spesso di scorrere le bacheche dei social o i gruppi di discussione e imbattersi nella biografia di qualche icona storica e la narrazione che accompagna queste figure segue quasi sempre un binario preciso: la favola del riscatto. Storie di uomini e donne che, attraverso solitudini e sofferenze, trovano la "forza interiore" per ribaltare la loro vita e divenire esempi di resilienza e successo. Queste storie mi hanno sempre affascinata, trovo che, per certi aspetti, siano davvero incoraggianti e motivazionali, soprattutto quando la società o il clima che ci circonda diventano arrendevoli e poco stimolanti. Ma come tanti aspetti della realtà autentica mi domando se non ci sia un rovescio della medaglia, o meglio, se il messaggio che queste narrazioni vogliono inviarci sia percepito in questo modo da tutti. Pertanto mi sono chiesta: " Cosa proviamo davvero difronte a queste storie?" Percepiamo la motivazione o ci sentiamo sottopressione? C'è una sottile sen...

Il segreto per non scoppiare? Imparare a fermarsi davvero!

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Vivere a cento all'ora, col telefono sempre in mano e la mente proiettata alla prossima scadenza, non è sinonimo di efficienza: è la strada più rapida verso l'esaurimento psicofisico.  Troppo spesso consideriamo le ferie e il riposo come un premio da concederci se avanza tempo, "nei ritagli di tempo". Ma il riposo non è un tempo da ritagliare! La verità è che ricaricare le batterie è una necessità biologica ed emotiva fondamentale. La ricerca in psicologia del lavoro e neuroscienza ce lo ricorda e conferma da anni: il modello Effort-Recovery di Meijman e Mulder (1998) mostra che il corpo e la mente richiedono pause reali per riportare gli ormoni dello stress (come il cortisolo) ai livelli di guardia e rigenerare le risorse cognitive.  Pertanto stare in spiaggia o sul divano con un occhio sulle mail aziendali non è riposo! La mente ha bisogno del distacco totale. Disconnettersi dal lavoro è il primo passo, ma cosa fare nel nostro tempo libero? E' qui che la Mindful...

Fermarti e riposare ti fa sentire in colpa? questo post è per te.

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I ncapacità di fermarsi e sensi di colpa in vista delle ferie sono due stati d'animo in costante aumento negli ultimi tempi. Ci sono due grandi tabù in tema di ferie: il primo è il senso di colpa che assale chi finalmente si ferma; il secondo è la scelta- spesso mascherata- di non andare in ferie, anche quando ci sarebbero tutte le possibilità economiche e pratiche per farlo.  Entrambi i fenomeni nascono dalla stessa radice: la cultura dell'iper-produttività, che ha interiorizzato il riposo non come un merito e diritto, ma come una debolezza o perdita di tempo. Per chi soffre di iper-produttività stendersi su una sdraio non è rilassante, al contrario è stancante: mentre il corpo è fermo, la mente fa partire un monologo interiore spietato.  Alcuni pensieri che caratterizzano questi momenti sono: "Dovrei portarmi avanti con quel progetto", "Potevo portare con me il pc", "Ora sono qui a non far niente e come torno dovrò fare il triplo del lavoro". In ...