Siamo ancora a Ottobre, vestiti con t-shirt e giubbini leggeri, eppure già pensiamo al Natale con i suoi addobbi, le sue luci e tutta l'atmosfera festosa: Per quale motivo sacrifichiamo la magia dell'autunno preferendo quella natalizia? La tendenza ad anticipare il Natale è influenzata da diversi bias cognitivi, ovvero schemi di pensiero che alterano la percezione della realtà. Uno tra tutti è il bias di "disponibilità": appena i primi simboli natalizi compaiono su media e social, la memoria ne viene invasa, rendendo l'idea del Natale più accessibile e frequente. Il secondo bias coinvolto è quello dell'"ancoraggio": dopo che il primo stimolo natalizio ha fatto la sua comparsa nella mente, la tua attenzione si ancora su questo elemento, ignorando gli avvenimenti stagionali dell'autunno. La forte pressione sociale e culturale (oltre al marketing) rafforza il bisogno di appartenenza e di condivisione, rendendo il Natale un punto di riferimento...
Arriva il Natale e, puntuale, l'ansia dei regali da comprare. C'è un'equazione silenziosa e crudele, che si insinua nella testa quando si entra in un negozio o si scorre una vetrina online: l'idea che l'intensità del nostro affetto sia direttamente proporzionato alla cifra stampata sullo scontrino. E magari ti ritrovi a guardare un oggetto perfetto per la personaa te cara, per poi scartarlo perchè costa troppo poco. In tempi di difficoltà economica questa distorsione cognitiva trasforma il piacere del dono in una fonte di ansia e di vergogna, che fa dimenticare una verità fondamentale: il valore di una persona non si misura in euro e il dono non è una transazione commerciale, ma un linguaggio. L'inganno del più spendi più ami sta nella spettacolarizzazione dell'acquisto e del consumo, frutto di una cultura che vuol far credere che servono gesti eclatanti e costosi per dimostrare l'affetto e l'amore. Quando questa ansia da prestazione prende il sopr...
Oggi ti parlo di un atteggiamento molto diffuso e che, di per sè, non è negativo, a meno che non ne faccia un uso scorretto: il confronto con gli altri. Confrontarsi con gli altri è naturale: il confronto è un processo psicologico radicato che serve a definire identità e appartenenza, ma può generare invidia e frustrazione quando viene interiorizzato in modo controproducente e automatizzato. E' facilmente intuibile come un confronto costante con gli altri possa portare a insoddisfazione cronica e riduzione di autostima e benessere generale nella propria vita: in particolare quando il paragone diventa abituale e inconsapevole può trasformarsi in un vero e proprio veleno capace di generare ansia, insicurezza, bassa autostima, insoddisfazione e svalutazione cronica e disagio generalizzato. Leon Festinger nella sua teoria sul confronto sociale del 1954, descrive molto bene il bisogno innato di confrontarsi con gli altri per valutare abilità e valore. Tuttavia, quando questo proc...
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