Il mito che ci fa sentire sbagliati.
Capita spesso di scorrere le bacheche dei social o i gruppi di discussione e imbattersi nella biografia di qualche icona storica e la narrazione che accompagna queste figure segue quasi sempre un binario preciso: la favola del riscatto. Storie di uomini e donne che, attraverso solitudini e sofferenze, trovano la "forza interiore" per ribaltare la loro vita e divenire esempi di resilienza e successo.
Queste storie mi hanno sempre affascinata, trovo che, per certi aspetti, siano davvero incoraggianti e motivazionali, soprattutto quando la società o il clima che ci circonda diventano arrendevoli e poco stimolanti. Ma come tanti aspetti della realtà autentica mi domando se non ci sia un rovescio della medaglia, o meglio, se il messaggio che queste narrazioni vogliono inviarci sia percepito in questo modo da tutti.
Pertanto mi sono chiesta: "Cosa proviamo davvero difronte a queste storie?"
Percepiamo la motivazione o ci sentiamo sottopressione? C'è una sottile sensazione di resistenza, un disagio silente, che spesso non ci autorizziamo a esprimere?
Da psicologa e Mindfulness Trainer mi domando se queste narrazioni ci ispirino davvero o finiscano per schiacciarci sotto il peso di un'aspettativa irraggiungibile.
Noto che la cultura contemporanea soffre di una vera e propria ossessione per la rivincita a ogni costo.
Ci è stato insegnato che ogni dolore debba essere convertito necessariamente in un successo, che ogni fase di solitudine o crisi debba essere trasformata nella catapulta verso il nostro imperativo di grandezza. Questo meccanismo rischia di diventare una trappola dannosa per 3 motivi principali:
- L'invalidazione del dolore reale: se ci preoccupiamo di "diventare più forti", non ci lasciamo il tempo di stare, o meglio sostare, nel dolore, nello smarrimento, nella fatica.
- Il senso di colpa e l'inadeguatezza: se non vedo il miglioramento decisivo o grandioso (e in breve tempo) come quello del personaggio storico di riferimento, vuol dire che sto fallendo? Che sono incapace? Se oggi non riesco a trovare la forza, c'è qualcosa di sbagliato in me?
- La visibilità parziale del contesto: dimentichiamo che i grandi personaggi della storia interagivano dentro contesti, reti sociali o disponibilità economiche ben precisi. Paragonare le nostre vite a un mito biografico è un esercizio impari!
I momenti difficili della vita non hanno quasi mai la forma di una favola eroica e, secondo me, la vera forza non è di chi supera tutto dall'oggi al domani, è la forza silenziosa di riappropriarsi dei propri spazi di vita, fisici e mentali, con i propri tempi e senza dimostrare nulla a nessuno.
La Mindfulness mi ha insegnato che stare nel presente significa anche dare valore ai momenti di stasi e che non siamo obbligate a trasformare ogni ferita in un trofeo da esibire.
A volte il passo più rivoluzionario che possiamo compiere è fermarci, riconoscere che siamo stanchi e feriti e smettere di pretendere un riscatto epico.
Spesso sento racconti che parlano di frustrazioni che nascono dal confronto con gli altri: invece di chiederci "Come posso diventare forte come... " , ci chiedessimo "Mi sto concedendo il diritto di sentirmi vulnerabile senza giudicarmi?" Cosa cambierebbe?
Se l'argomento ti ha coinvolto e ti riconosci in queste parole possiamo parlarne insieme.
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Disclaimer: questo contenuto ha uno scopo puramente informativo e divulgativo e non sostituisce una consulenza psicologica o un percorso di psicoterapia. Se stai vivendo un periodo di forte disagio contatta il tuo medico di base o un medico specializzato.

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