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2 Novembre: chi abbiamo amato non è soltanto qualcuno che manca.

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Il 2 novembre porta con sé nomi, volti e storie che tornano a farsi più vicini, insieme alla consapevolezza di non poter più telefonare, abbracciare, condividere una piccola notizia quotidiana. In questa giornata l’assenza può occupare molto spazio, ma chi abbiamo amato è anche una parte della nostra storia, un’esperienza di relazione che ha contribuito a dare forma al nostro modo di guardare il mondo, di prenderci cura degli altri e di riconoscere noi stessi. Nell’elaborazione del lutto, una delle questioni più delicate riguarda proprio il significato che attribuiamo all’andare avanti :  talvolta lo immaginiamo come un allontanamento dalla persona perduta, come se tornare a desiderare, a progettare o a provare piacere nella vita possa rendere meno importante il nostro amore. Eppure possiamo pensare questo passaggio non come una cancellazione del legame, ma come la ricerca di un modo diverso di custodirlo, riconoscendo la realtà della perdita senza chiedere a noi stessi di rinuncia...

La notte del 27 ottobre: elaborare il lutto per il proprio animale domestico alla luce della Mindfulness.

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Ci sono legami che non obbediscono alle leggi del tempo e dello spazio.: chi ha amato profondamente un animale domestico lo sa bene, la loro assenza non lascia semplicemente uno spazio vuoto, ma un eco silenzioso che abita ogni angolo della casa, nel battito leggero di un passo che non c'è più o nel ticchettio delle unghie sul pavimento che la memoria continua a riprodurre. ​Quando il sole tramonta il 27 ottobre — in quella notte sospesa in cui la tradizione popolare sussurra che i veli tra i mondi si assottiglino e gli spiriti dei nostri compagni a quattro zampe tornino a trovarci — la psicologia del lutto e la pratica della mindfulness si incontrano in un delicato spazio di ascolto interiore. ​L'elaborazione del lutto animale: un dolore legittimo e profondo ​Nella nostra cultura, la perdita di un animale viene talvolta sminuita o liquidata con frasi fatte, costringendo chi resta a vivere un lutto   non riconosciuto socialmente.  Eppure, dal punto di vista psicologico, i...

"Non è importante": quando ti abitui a liquidare i tuoi bisogni e desideri.

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  Ci sono giornate in cui trovi spazio per tutto, tranne che per domandarti come stai, poi arriva la sera, ti chiedi quanto sei felice o cosa ti stia dando questa vita e ti dici: «Forse non è poi così importante».  Ma davvero non è importante, oppure hai imparato a vivere così?  Alcune abitudini diventano tanto familiari da non sembrarti più scelte, eppure, riconoscere qualcosa come normale non significa sentirti bene al suo interno. Un comportamento può ripetersi perché offre qualcosa nell’immediato: evitare un confronto, sentirti utile, non deludere un’aspettativa. Dire sempre di sì, per esempio, può risparmiarti il disagio di un rifiuto, ma lasciarti con un impegno che non volevi prendere. Questo non significa che tu abbia sbagliato a impararlo, può essere stato un modo per affrontare una situazione, proteggere un equilibrio, sentirti al sicuro.  Oggi, però, potrebbe chiederti un prezzo diverso: meno energia, meno spazio personale, meno possibilità di riconoscer...

Oltre l'apparenza: farcela non significa stare bene.

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Ci sono giorni in cui la lista delle cose da fare si svuota con una precisione incredibile: sveglia presto, allenamento, e-mail gestite, riunioni portate a termine, spesa fatta, cena pronta. Vista da fuori, è il ritratto perfetto dell’efficienza, una vita ordinata, sotto controllo, che ci farebbe dire: "di successo". ​Poi cala la sera e rimane una sensazione strana: un vuoto profondo, un senso di spossatezza che non si allevia nemmeno dormendo otto ore, o un’ansia strisciante che non riusciamo ad associare a un motivo preciso. ​Il 10 ottobre si è celebrata  la Giornata Mondiale della Salute Mentale, e spesso tendiamo a pensare al malessere psicologico come a qualcosa di visibile, paralizzante, manifestarsi con lacrime o l'impossibilità di alzarsi dal letto. Ma esiste una forma di sofferenza molto più silenziosa e diffusa: quella di chi "ce la fa" comunque. Conosci ​Il mito dell'alto funzionamento (High-functioning)? ​Viviamo in una società che premia la perf...

10 e 15 ottobre: due date che ci ricordano l'importanza del benessere emotivo.

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  Il mese di ottobre racchiude due momenti di profonda riflessione che, solo in apparenza, viaggiano su binari distinti: la Giornata Mondiale della Salute Mentale (10 ottobre) e la Giornata Mondiale della Consapevolezza sul Lutto Perinatale  (15 ottobre). Ottobre è un mese che ci chiede di rallentare, ascoltare e, soprattutto, legittimare. ​A prima vista possono sembrare due temi diversi, ma al centro c’è la stessa identica necessità: rompere il silenzio su ciò che fa male. ​Parlare di salute mentale significa anche fare prevenzione, significa creare una cultura in cui chiedere aiuto non sia un atto di debolezza, ma un gesto di profondo rispetto verso se stessi. ​E cosa c’è di più impattante per la salute mentale del doversi far carico di un dolore che la società tende a rendere "invisibile"? ​Il lutto perinatale è una ferita profonda, spesso sommersa dal senso di solitudine, da frasi di circostanza e dalla fretta collettiva di far finta che nulla sia successo. Ma un dolore a...

Se ti senti smarrito, questo articolo è per te.

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  Ci sono periodi in cui la vita smette di essere leggibile e, anche se  non succede necessariamente qualcosa di grave, semplicemente quello che prima sembrava abbastanza chiaro comincia a sfocarsi. Non sappiamo bene dove stiamo andando, se la scelta che abbiamo fatto è quella giusta, se quello che stiamo costruendo reggerà, se il lavoro, i legami, perfino certe versioni di noi avranno davvero un futuro. E questa condizione oggi sembra quasi normale, perché viviamo in un tempo che cambia continuamente forma  e ci chiede di adattarci, mentre siamo ancora impegnati a capire dove siamo. Guardandomi intorno, vedo che l’incertezza del futuro non riguarda solo il domani, riguarda il modo in cui il presente si è riempito di instabilità: facciamo progetti, ma con una parte di noi che resta sempre pronta a ritirarli e ci immaginiamo avanti, ma con il freno tirato. E allora succede una cosa strana: non soffriamo solo per ciò che accade, ma anche per ciò che potrebbe accadere, ci st...

Questo non funziona!

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Negli ultimi trent'anni la ricerca scientifica ha spazzato via ogni dubbio: la meditazione e le pratiche di consapevolezza producono benefici concreti e misurabili sia sul corpo che sulla mente .  Dalle neuroscienze alla psicologia clinica, i dati parlano chiaro: - A livello cerebrale: aumenta lo spessore della corteccia prefrontale (legata all'attenzione e all'autoregolazione) e riduce l'attività dell'amigdala (il centro della paura e dello stress).  - A livello fisico : riduce i livelli di infiammazione e la pressione arteriosa, migliorando la risposta del sistema immunitario.  Di fronte a tali evidenze scientifiche  non dovremmo avere dubbi o resistenze, eppure lo scetticismo è palpabile e spesso sento dire "Questo non serve a nulla! Non funziona". La Differenza tra Beneficio e Sforzo: la risposta sta nel comprendere un paradosso fondamentale delle mente umana: la distinzione tra l'effetto della pratica e l'atteggiamento con cui ci approcciamo...

Settembre: quel mese in cui i social decidono che dobbiamo redimerci.

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  Fino a una settimana prima c’erano aperitivi, cene lunghe, granite, gelati in spiaggia, orari più morbidi, giornate lente, poi cambia l’aria, il mese e contemporaneamente cambia il linguaggio, la narrazione che ci circonda.  Ecco che cominciano a comparire parole come detox, reset, disciplina, routine (la mia preferita) ripartenza e con loro tornano i consigli per rimettersi in forma, per sgonfiarsi, per rimediare, come se l’estate non fosse stata una stagione da vivere, ma una parentesi, che porta poi a un senso di colpa da correggere. E questa cosa mi colpisce ogni anno, perché dietro questi messaggi, apparentemente innocui, si nasconde spesso un tono più severo: hai esagerato, adesso rimettiti a posto. Io sono una psicologa e sento in me il desiderio di fermarmi a guardare quei fenomeni che sembrano normali e che fanno parte del linguaggio comune, ma che raccontano qualcosa di molto profondo su di noi. E allora le domande di oggi  sono queste: perché ogni v...

Diciamo troppi "Sì": la trappola del pilota automatico e come liberarsene

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Quante volte avresti voluto dire "No" e senza troppe spiegazioni e, invece, hai detto "Sì"?  Imparare a dire di no non è un atto egoistico, ma la forma più alta di rispetto verso noi stessi.  Molti dei nostri "Sì" nascono dal pilota automatico: rispondiamo di impulso alle richieste degli altri, mossi dal timore di delude, dal bisogno di approvazione o, semplicemente, dalla frenesia del momento. E tutto ciò è profondamente umano. Quando diciamo "sì" a qualcosa senza riflettere, stiamo inconsciamente dicendo "no" al nostro tempo, alla nostra energia e alla nostra pace interiore. Inoltre non teniamo conto del fatto che un "sì" forzato genera risentimento, accumula stress e ci allontana dal momento presente. Portare Consapevolezza al momento della scelta. Un aiuto arriva dalla Mindfulness, che ci aiuta a coltivare uno spazio di risposta tra lo stimolo (la richiesta che ti viene fatta) e la risposta (ciò che scegli di fare). In bre...

Il mito che ci fa sentire sbagliati.

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  Capita spesso di scorrere le bacheche dei social o i gruppi di discussione e imbattersi nella biografia di qualche icona storica e la narrazione che accompagna queste figure segue quasi sempre un binario preciso: la favola del riscatto. Storie di uomini e donne che, attraverso solitudini e sofferenze, trovano la "forza interiore" per ribaltare la loro vita e divenire esempi di resilienza e successo. Queste storie mi hanno sempre affascinata, trovo che, per certi aspetti, siano davvero incoraggianti e motivazionali, soprattutto quando la società o il clima che ci circonda diventano arrendevoli e poco stimolanti. Ma come tanti aspetti della realtà autentica mi domando se non ci sia un rovescio della medaglia, o meglio, se il messaggio che queste narrazioni vogliono inviarci sia percepito in questo modo da tutti. Pertanto mi sono chiesta: " Cosa proviamo davvero difronte a queste storie?" Percepiamo la motivazione o ci sentiamo sottopressione? C'è una sottile sen...

Il segreto per non scoppiare? Imparare a fermarsi davvero!

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Vivere a cento all'ora, col telefono sempre in mano e la mente proiettata alla prossima scadenza, non è sinonimo di efficienza: è la strada più rapida verso l'esaurimento psicofisico.  Troppo spesso consideriamo le ferie e il riposo come un premio da concederci se avanza tempo, "nei ritagli di tempo". Ma il riposo non è un tempo da ritagliare! La verità è che ricaricare le batterie è una necessità biologica ed emotiva fondamentale. La ricerca in psicologia del lavoro e neuroscienza ce lo ricorda e conferma da anni: il modello Effort-Recovery di Meijman e Mulder (1998) mostra che il corpo e la mente richiedono pause reali per riportare gli ormoni dello stress (come il cortisolo) ai livelli di guardia e rigenerare le risorse cognitive.  Pertanto stare in spiaggia o sul divano con un occhio sulle mail aziendali non è riposo! La mente ha bisogno del distacco totale. Disconnettersi dal lavoro è il primo passo, ma cosa fare nel nostro tempo libero? E' qui che la Mindful...

Fermarti e riposare ti fa sentire in colpa? questo post è per te.

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I ncapacità di fermarsi e sensi di colpa in vista delle ferie sono due stati d'animo in costante aumento negli ultimi tempi. Ci sono due grandi tabù in tema di ferie: il primo è il senso di colpa che assale chi finalmente si ferma; il secondo è la scelta- spesso mascherata- di non andare in ferie, anche quando ci sarebbero tutte le possibilità economiche e pratiche per farlo.  Entrambi i fenomeni nascono dalla stessa radice: la cultura dell'iper-produttività, che ha interiorizzato il riposo non come un merito e diritto, ma come una debolezza o perdita di tempo. Per chi soffre di iper-produttività stendersi su una sdraio non è rilassante, al contrario è stancante: mentre il corpo è fermo, la mente fa partire un monologo interiore spietato.  Alcuni pensieri che caratterizzano questi momenti sono: "Dovrei portarmi avanti con quel progetto", "Potevo portare con me il pc", "Ora sono qui a non far niente e come torno dovrò fare il triplo del lavoro". In ...

Liberarsi dal dovere di essere per forza felici in estate: suggerimenti Mindfulness per un'estate imperfetta.

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Ammettiamolo: non appena arriva la bella stagione, scatta una strana pressione sociale: l'estate deve essere perfetta! Dobbiamo fare l'aperitivo perfetto, la vacanza perfetta e indimenticabile, collezionare tramonti instagrammabili e avere sempre il sorriso stampato in faccia. In psicologia questo concetto viene chiamato Defered Happiness Fallacy, la fallacia della felicità rimandata, a cui si unisce il Paradosso della felicità, ossia più insegui la felicità come obiettivo e meno la provi.  Forse sarà successo anche a te di pensare sarò felice quando ...  In questo caso il problema è caricare l'estate di aspettative talmente gigantesche, che alla fine l'ansia da prestazione finisce per schiacciarti e tutto sembra deludente. E se ci sentiamo stanchi, malinconici o semplicemente annoiati, iniziamo a sentirci in colpa, come se stessimo "sprecando il sole". In realtà la vera felicità non è un evento eccezionale da programmare, creare o rincorrere e non serve una...

Questa frase mi ha dato fastidio e mi ha lasciato una gran voglia di replicare!

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Qualche giorno fa mi è capitata una cosa insolita: una frase che mi hanno rivolto, mi ha profondamente urtata.  Premessa: il fastidio è durato meno di un minuto, il tempo di ricontestualizzare la persona e la situazione generale e il mio stato interiore è tornato sereno. Ed è con questa serenità che oggi condivido le mie riflessioni, perchè credo che sia un aspetto della vita e una consuetudine su cui è bene riflettere. Questa frase mi ha dato un enorme senso di fastidio: "Ah, se te lo puoi permettere, fai bene!" Mi è stata detta l'altro giorno, parlando di vacanze, solo perchè quest'anno farò 3 o 4 giorni di ferie in più rispetto al mio interlocutore (che non è un paziente nè un collega). Una frase buttata lì, da una persona che conosco appena e che, in teoria, poco sa della mia vita e delle mie priorità.  Il punto è che, considerando i tempi che stiamo vivendo, non sappiamo "chi può permettersi cosa" a cuor leggero: dietro a quei tre giorni in più non c...

Il sole sulla pelle e la voglia di trasgredire: Evasione o Bisogno di Presenza?

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L'estate porta con sè una promessa silenziosa: la possibilità di evadere dalla routine quotidiana e rompere gli schemi ripetitivi messi in atto tutto l'anno. Vestiti più leggeri e giornate più lunghe possono risvegliare quel brivido di libertà, trasgressione, che ci suggerisce di seguire l'istinto e vivere davvero. Ma siamo sicuri che questo rappresenti veramente il "vivere davvero"? Da un punto di vista Mindfulness, la voglia di evadere o di cedere ad un impulso trasgressivo raramente riguarda solo l'attrazione verso un'altra persona o una nuova avventura, spesso comunica i bisogni di una mente satura. Durante l'anno accumuliamo doveri, ruoli, maschere e quando arriva l'estate la mente, abituata a correre, cerca una vita d'uscita e di gratificazione rapida. Ecco che l'impulso diventa l'illusione di una scorciatoia verso la felicità e la leggerezza. Cosa fare quando il desiderio si accende e i sensi di colpa premono sul freno a mano? La...

Il peso delle aspettative: cibo e ansia da prestazione fisica.

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Ti sei mai ritrovato a guardare l'orologio mentre ti alleni? Ti alleni con l'ossessione delle calorie o pianifichi i pasti al grammo  per poi cedere dopo una giornata pesante? Quando la cura del corpo diventa un dovere e si incrocia con lo stress quotidiano, il cibo si trasforma nel nostro primo rifugio. l'ansia di dover apparire in un certo modo attiva il cortisolo (l'ormone dello stress) che invia un messaggio chiaro al cervello: cerca comfort nei carboidrati e nello zucchero. Tu lo mangi e poi subentra il senso di colpa. La Mindfulness Eating insegna a riconoscere la fame emotiva, smettere di dividere i cibi in buoni e cattivi, ad ascoltare il corpo non l'orologio o il conto delle calorie. Domande come: "Ho fame nello stomaco o sto cercando di mandare giù l'ansia/la rabbia/la frustrazione?", aiuta a riconoscere l'emozione dietro la fame e togliere potere al pilota automatico. "Un cioccolatino manderà all'aria il mio esercizio fisico?...

Non è colpa del gelato: quello che lo stress ci fa mangiare senza che ce ne accorgiamo.

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Torna l'estate e con lei il solito tormentone: "Gelato sì, gelato no?" C'è un momento in cui il gelato - o il pane, o la pizza, il cioccolato...- diventa il colpevole perfetto.  E' più facile puntare il dito contro un gusto alla nocciola piuttosto che contro la stanchezza che ci portiamo addosso da giorni.  La verità è che il cibo non ha mai avuto il potere di farci male da solo (intolleranze o allergie escluse!). Siamo noi che, quando siamo sotto pressione, gli chiediamo un compito che non gli spetta: calmarci, distrarci, tenerci insieme. Lo stress ha una capacità silenziosa: quella di entrare nei nostri gesti quotidiani senza chiedere il permesso.  Uno dei primi luoghi in cui si manifesta è la pancia: sentiamo fame, ma, se è lo stress a comandare, spesso il corpo non ha bisogno di nutrimento. E tu non te ne accorgi. Apri il frigo "solo per un attimo", scegliendo sempre le stesse cose: il dolce per addolcire, il salato per scaricare, il croccante per sf...